E di che potrei parlare se non di lavoro? Belli i tempi dove passavo le giornate a occuparmi di giocare e farmi le menate sugli spasimanti! Ora passo il tempo a sognare le vacanze e a far puzzare un po' il lavoro che faccio.
Fondamentalmente devo essere un insicuro e sopratutto un rigido con me stesso. Abbiamo costruito un progetto, ho aiutato nel costruire il budget affidandomi ai tecnici e alla loro "tecnicità", avendo pure il compito di NON coordinare nulla. Ovviamente, io che sono stronzo fino al midollo dell'osso, non ho potuto fare altro che in Dicembre chiedere come stavano andando le cose. E guarda un po'? Si scopre che le cose non stanno andando come erano state programmate. Ora, visto che sono un progettista e visto pure il desiderio magari di riproporre il prodotto per eventuali nuove edizioni, ho voluto, da stronzo, cercare di capire cosa non è andato e cosa si può fare per risolvere. In un clima di collaborazione e stante il finanziamento che si è ricevuto, si cerca un compromesso tra i tecnici e l'apparato amministrativo, ovvero si cerca di coordinare. Ecco, questo è stato il momento in cui ho fatto troppo: non importano né le intenzioni, né tantomeno se l'azione è stata utile. Sono stato fuori dai ranghi! Ed ho continuato a stare fuori dai ranghi fino alla scorsa settimana, quando malauguratamente me ne sono andato in ferie ed ho dovuto passare le consegne ad altri. Questi altri, sono il padre della coordinatrice di un azione del progetto, che all'ultimo ha capito che non si sarebbe riusciti a consegnare il materiale in tipografia. Quando se ne è accorta? Il giorno prima della consegna... e poi si è ritardato di un altra settimana. Come coordinatore io mi incazzerei, come progettista ho bisogno di sapere cosa non è andato, se davvero era qualcosa di incontrollabile o se invece avremo potuto fare qualcosa. E dire che è stata colpa dell'incontrollabile a mio avviso è molto più grave del contrario, perchè allora il progetto ha un tale rischio che non vale la pensa di realizzarlo, almeno che non si voglia far fallire l'ente che si propone di realizzare il progetto. Come è vero che Quattro meno Otto non fa Zero!!! Quindi, se vogliamo (e io me lo auguro) continuare a progettare percorsi così importanti e interessanti (almeno potenzialmete), credo vi sia la necessità di fare una verifica ogni tanto e dare a Cesare ciò che è di Cesare, non fare i buonisti, che tutto viene dall'alto e noi siamo piccole pedine in balia del vento!
In pratica, tornato dalle ferie, mi ritrovo il progetto con l'acqua alla gola ed un "rimprovero" dal capo per una mia mail in cui dichiaro la necessità di un incontro di verifica perchè l'avvenuto sia contenuto il più possibile nelle prossime progettazioni.
Ok, fine del discorso sconclusionato che continuerà nella mia testa in un monologo senza tremolii, anzi con tono caustico e prepotente.
martedì 30 aprile 2013
lunedì 8 aprile 2013
Sogni, Desideri, Progetti
Scrivere era un mio sogno. Avere un figlio era un mio sogno. Andare in Giappone, comprare una moto, una casa, un auto senza fare prestiti. Avere l'indipendenza e fare un lavoro utile: questi sono diventati progetti.
Sono un ragazzo viziato, forse un uomo viziato. Ho trentanni, forse è arrivato il momento di chiamarsi uomini. Son convinto di essere stato adolescente per un tempo molto più ampio del normale. Un'altra parola che mi dà problemi. Come "morte".
Sdraiato nel letto era più facile farmi le paranoie, credo c'entri il come il sangue circoli e sia posizionato il cervello. La puntata di Futurama, dove il dottore prende un colpo alla schiena ed è costretto a vivere con la testa riclinata in basso o in alto, è stata illuminante.
A stare bene probabilmente non mi ci trovo. Voglio avere qualche fisima mentale, qualche psicodramma esistenziale da vivere, per sentirmi vivo. E continuo ad auto-analizzarmi, cercando di scovare tutti i sotterfugi della mente, qualche barriera o alias che l'io vuole mettere per difendersi, ma parto dalla convenzione che la verità sia meglio di una bugia, o meglio, di voler sapere la verità, magari solo per raccontarmela meglio poi.
Parlare del mio sogno di scrivere mi sarà più facile del parlare dell'avere un figlio, anche se in comune potrebbero avere molto. Il desiderio da cui nascono è probabilmente la sopravvivenza alla morte. Non ho bisogno in effetti di descrivere questi sogni, sono abbastanza comuni.
Quello che mi destabilizza è dover accettare la loro irrealizzabilità, con l'enorme paura di quello che ciò comporterebbe. Fare finta non è nel mio stile. Intendo, passare sopra a ciò che provo o dovrei provare per logiche conseguenze, non potrei fare a meno di far scattare un gorgo di domande e risposte, un vortice obliante buio con pochi filamenti di luce e solo nella parte in superficie. Un vortice marino, con una grossa matassa nera nel mezzo: se scattasse l'intero sistema ho paura che quella sarebbe la mia destinazione.
Però non sono abituato ad abbandonare i sogni, che cosa mi dai in cambio? Un sostituto? L'amore gay è un sostituto? Direi che è quello che sono, io sono gay, io sono io. Allora forse è questione di conoscersi, per assurdo colui che è convinto di avere un conscio molto più grande di altri, anzi di essere diverso e strano proprio perchè il suo inconscio è costantemente messo alle strette, alla fine non sa ancora chi è, non sa nemmeno rispondersi a domande quali "cosa ti piace?", "cosa ti soddisfa?", sei tu o quello che vorresti che gli altri vorrebbero che tu fossi, il modello migliore e giusto che secondo te dovresti essere, la persona che vorresti essere ma non sei.
In fondo anche questi discorsi sembrano non voler rispondere, o non voler parlare, di non essere o diventare uno scrittore o padre.
Sono un ragazzo viziato, forse un uomo viziato. Ho trentanni, forse è arrivato il momento di chiamarsi uomini. Son convinto di essere stato adolescente per un tempo molto più ampio del normale. Un'altra parola che mi dà problemi. Come "morte".
Sdraiato nel letto era più facile farmi le paranoie, credo c'entri il come il sangue circoli e sia posizionato il cervello. La puntata di Futurama, dove il dottore prende un colpo alla schiena ed è costretto a vivere con la testa riclinata in basso o in alto, è stata illuminante.
A stare bene probabilmente non mi ci trovo. Voglio avere qualche fisima mentale, qualche psicodramma esistenziale da vivere, per sentirmi vivo. E continuo ad auto-analizzarmi, cercando di scovare tutti i sotterfugi della mente, qualche barriera o alias che l'io vuole mettere per difendersi, ma parto dalla convenzione che la verità sia meglio di una bugia, o meglio, di voler sapere la verità, magari solo per raccontarmela meglio poi.
Parlare del mio sogno di scrivere mi sarà più facile del parlare dell'avere un figlio, anche se in comune potrebbero avere molto. Il desiderio da cui nascono è probabilmente la sopravvivenza alla morte. Non ho bisogno in effetti di descrivere questi sogni, sono abbastanza comuni.
Quello che mi destabilizza è dover accettare la loro irrealizzabilità, con l'enorme paura di quello che ciò comporterebbe. Fare finta non è nel mio stile. Intendo, passare sopra a ciò che provo o dovrei provare per logiche conseguenze, non potrei fare a meno di far scattare un gorgo di domande e risposte, un vortice obliante buio con pochi filamenti di luce e solo nella parte in superficie. Un vortice marino, con una grossa matassa nera nel mezzo: se scattasse l'intero sistema ho paura che quella sarebbe la mia destinazione.
Però non sono abituato ad abbandonare i sogni, che cosa mi dai in cambio? Un sostituto? L'amore gay è un sostituto? Direi che è quello che sono, io sono gay, io sono io. Allora forse è questione di conoscersi, per assurdo colui che è convinto di avere un conscio molto più grande di altri, anzi di essere diverso e strano proprio perchè il suo inconscio è costantemente messo alle strette, alla fine non sa ancora chi è, non sa nemmeno rispondersi a domande quali "cosa ti piace?", "cosa ti soddisfa?", sei tu o quello che vorresti che gli altri vorrebbero che tu fossi, il modello migliore e giusto che secondo te dovresti essere, la persona che vorresti essere ma non sei.
In fondo anche questi discorsi sembrano non voler rispondere, o non voler parlare, di non essere o diventare uno scrittore o padre.
giovedì 14 marzo 2013
Scriverei....
Allora mettiamo in chiaro le cose, mi si dice che avete già fatto richiesta e bla bla bla(ovviamente dopo che ho contattato Telecom che in maniera veloce e semplice mi hanno detto che dipende se c’è da tirare fili) e ora, visto che evidentemente qualcuno non ha capito di cosa c’era bisogno, vuoi che io mi metta a SPRECARE tempo a parlare con uno intermediario che alla fine parlerà con il centralino Telecom per farsi dare le informazioni! Ma la linea che abbiamo ora ha qualcosa che non va? Hai letto le proposte? Parlano di una linea DIVERSA con abbonamento DIVERSO, cazzo ce ne frega a noi delle chiamate gratuite e vattellapesca!? A noi interessa Internet e gli 8 IP e BASTA, alla riunione che avete fatto con Vodafone per altro potevate almeno chiamare Nicola, invece di farmi PERDERE tempo a me adesso, a capire se va bene o non va bene!!!
Forse per te il lavoro che faccio non è abbastanza o credi che non faccia una cippa, be’ mi dispiace, per le mie risorse fisiche e intellettuali dover pensare a gestire tre corsi e fare i preparativi per la pubblicizzazione, le selezioni e quant’altro, oltre alla festa dei popoli e cercare di tirare le fila ad un cazzo di progetto dove non c’è coordinatore nominato (anzi, per cui voglio ricordare che mi è stato detto di non doverlo fare, perché si sapeva che sono un gran rompicazzi rigido e con cui difficilmente qualcuno ha la libertà artistica di fare un po’ quel che gli pare), e mettiamoci pure il non aver ancora fatto VACANZE dall’estate scorsa(manco per Natale), dopo un tour de force durato un mese a lavorare fino a tardi e senza manco fermarsi per i sabato e le domeniche, be’ ecco, per le mie risorse fisiche e intellettuali e già quasi troppo!!! Agevolare il lavoro degli altri non sarebbe una cazzo cattiva idea!!!
Forse per te il lavoro che faccio non è abbastanza o credi che non faccia una cippa, be’ mi dispiace, per le mie risorse fisiche e intellettuali dover pensare a gestire tre corsi e fare i preparativi per la pubblicizzazione, le selezioni e quant’altro, oltre alla festa dei popoli e cercare di tirare le fila ad un cazzo di progetto dove non c’è coordinatore nominato (anzi, per cui voglio ricordare che mi è stato detto di non doverlo fare, perché si sapeva che sono un gran rompicazzi rigido e con cui difficilmente qualcuno ha la libertà artistica di fare un po’ quel che gli pare), e mettiamoci pure il non aver ancora fatto VACANZE dall’estate scorsa(manco per Natale), dopo un tour de force durato un mese a lavorare fino a tardi e senza manco fermarsi per i sabato e le domeniche, be’ ecco, per le mie risorse fisiche e intellettuali e già quasi troppo!!! Agevolare il lavoro degli altri non sarebbe una cazzo cattiva idea!!!
domenica 2 dicembre 2012
Altri pezzi
Oggi mi hanno chiesto se avrei fatto io la lezione e non so se esserne compiaciuto oppure preoccuparmene. Dal pessimo stato lavorativo in cui riversavo solo due anni fa, ora, nonostante continui a sostare su di un contratto a progetto, mi trovo ad avere, anzi sentire di aver raggiunto l'autonomia economica. Addirittura lavoro in un posto dove mi pagano la formazione e non intendo semplicemente il costo del corso, ma pure i pranzi, le cene, le colazioni e i pernottamenti! Ecchecaspio! Fantastico! Certo la mia formazione è un valore aggiunto all'Associazione, è vero anche che non mi risparmio con gli orari, soprattutto quando siamo in progettazione. Sì, divento abbastanza isterico e praticamente inizio la mattina e me ne vado via non prima delle sette e nell'ultima settimana arrivavo a casa che erano già le nove e mezza. Va bene purché non sia la norma. Quello che mi piace di questo lavoro è la parte in cui studio il sistema con cui vengono valutate le proposte presentate, la raccolta e la ricerca dei dati che possono essere utili e le riunioni dove si cerca di capire cosa può andare e cosa no e sono io a deciderlo! O meglio, cerco il modo di tradurre le idee degli altri in maniera che più si avvicinino alle richiesta fatte dal committente, o meglio da chi elargisce il finanziamento. Una specie di mediatore, un traduttore, anzi, ancor meglio, un sistemista delle idee e dei concetti. Almeno giustifico l'aver fatto l'università di Filosofia, anzi probabilmente sono io a giustificare l'università di Filosofia.
Ad ogni modo, tornando all'inizio del discorso, il fatto che il receptionist della foresteria abbia pensato che fossi l'oratore del corso sull'europrogettazione forse vuol dire che sono un po' invecchiato. Eppure mi chiedo, ma in fondo cosa è cambiato da quando frequentavo l'università? Ho ben chiaro di essere cambiato da quanto ero un bambino, da quando frequentavo le medie, da quando ero in piena adolescenza e fino al mio primo anno universitario son cambiato ancora, ma da un po' di tempo non vedo altri pezzi evolutivi. Sì, sono cresciuto, ho ottenuto cose nuove, ci sono delle tappe ben chiare nel mio percorso lavorativo, eppure non mi sento cambiato. Vorrà forse dire che sono maturo? che ho raggiunto il livello di coscienza di un adulto. Ad esempio, alcune mie manie, con gli anni, credo si siano accentuate, quasi a definire un tipo. Non credo sia una cosa di cui andare fieri, son passato dall'essere un personaggio ad avere invece dei tratti da tipo. Prediligo programmare le cose in anticipo, per le vacanze mi studio tutta la mappa della città, cerco di farmi una scaletta giornaliera delle cose da fare, a cena cerco di scegliere già il dolce. Per alcuni posso sembrare un uomo che sa cosa esattamente cosa vuole, un uomo deciso, per me invece è sintomo di voler per forza avere tutto sotto controllo. Questo è il mio problema psicologico: voglio tenere tutto sotto controllo e allo stesso tempo desidero riuscire ad essere un po' più senza controllo. Addirittura quando bevo, quando sono ubriaco, la mia mente vuole essere lucida. Magari dico e faccio cose che normalmente non farei, eppure il giorno dopo rifarei esattamente lo stesso, anzi ciò che ho detto o fatto diventano esattamente ciò che volevo dire o fare. Fare ciò che si vuole, o meglio, fare ciò che voglio forse non è perdere il controllo. Ma chissà perché nella mia testa le due cose sono collegate, ciò che voglio fare è ciò che farei senza controllo. Strana questa cosa.
Ad ogni modo, tornando all'inizio del discorso, il fatto che il receptionist della foresteria abbia pensato che fossi l'oratore del corso sull'europrogettazione forse vuol dire che sono un po' invecchiato. Eppure mi chiedo, ma in fondo cosa è cambiato da quando frequentavo l'università? Ho ben chiaro di essere cambiato da quanto ero un bambino, da quando frequentavo le medie, da quando ero in piena adolescenza e fino al mio primo anno universitario son cambiato ancora, ma da un po' di tempo non vedo altri pezzi evolutivi. Sì, sono cresciuto, ho ottenuto cose nuove, ci sono delle tappe ben chiare nel mio percorso lavorativo, eppure non mi sento cambiato. Vorrà forse dire che sono maturo? che ho raggiunto il livello di coscienza di un adulto. Ad esempio, alcune mie manie, con gli anni, credo si siano accentuate, quasi a definire un tipo. Non credo sia una cosa di cui andare fieri, son passato dall'essere un personaggio ad avere invece dei tratti da tipo. Prediligo programmare le cose in anticipo, per le vacanze mi studio tutta la mappa della città, cerco di farmi una scaletta giornaliera delle cose da fare, a cena cerco di scegliere già il dolce. Per alcuni posso sembrare un uomo che sa cosa esattamente cosa vuole, un uomo deciso, per me invece è sintomo di voler per forza avere tutto sotto controllo. Questo è il mio problema psicologico: voglio tenere tutto sotto controllo e allo stesso tempo desidero riuscire ad essere un po' più senza controllo. Addirittura quando bevo, quando sono ubriaco, la mia mente vuole essere lucida. Magari dico e faccio cose che normalmente non farei, eppure il giorno dopo rifarei esattamente lo stesso, anzi ciò che ho detto o fatto diventano esattamente ciò che volevo dire o fare. Fare ciò che si vuole, o meglio, fare ciò che voglio forse non è perdere il controllo. Ma chissà perché nella mia testa le due cose sono collegate, ciò che voglio fare è ciò che farei senza controllo. Strana questa cosa.
martedì 6 novembre 2012
Giostre
Ecco, si torna ai vecchi tempi, dove scrivevo off-line aspettando una connessione internet. Ma come cavolo possono esistere ancora alberghi, dormitori, campus, senza una connessione wi-fi? hanno avuto il coraggio di consegnarmi con le chiavi un cavo ethernet!? E ad ogni modo con il mac non ci faccio nulla, naturalmente ho portato con me tutto, carica batteria, adattatore VGA, ebook, psvita e l’unico pezzo utile... l’ho lasciato a casa.
Quando ero adolescente io e mio fratello fantasticavamo su quello che sarebbe stata la tecnologia nel futuro, ma chi lo sapeva che sarebbe passato così poco tempo per vedere quei sogni realizzarsi. Sembrava davvero di parlare di futuro, quando si immaginavano i computer portatili e per non parlare dei cellulari-PC. E quando c’era internet e si sognava di quando saremmo stati sempre connessi? “Che figata se si potesse accedere a internet andando in giro!” ed eccoci qui con dei padelloni di cellulari che ti permettono di accedere a internet. E mi sembrava impensabile qualche anno fa che le compagnie telefoniche permettessero degli abbonamenti decenti, mentre ora mi ritrovo con un abbonamento ALL INCLUSIVE.
Cazzo, ho trent’anni, forse era ora che cominciassi a stabilizzare un po’ la mia situazione. E all’università pensavo “chissà che lavoro andrò a fare”, o mi sembrava “in là”. Con la laurea cosa ci posso fare? Non ho mai avuto davvero il tempo per interrogarmi su che strada intraprendere, posso raccontare tutti dei subito dopo. Subito dopo la laurea un master in management delle PMI, subito dopo il lavoro come docente, subito dopo l’esperienza in Germania, subito dopo il lavoro come progettista. Colgo ogni occasione, ma forse non tutto ciò che mi si para davanti deve essere preso. Eppure se non avessi preso quel treno da Verona a Trento e non avessi incontrato la There che mi parlava di quel corso, chissà se mi sarei mai immaginato qui.
Alcuni penseranno di me che sono un paraculato, uno troppo sicuro di sé e che magari vive nel mondo dei balocchi, che è viziato e quindi non si rende conto che fuori c’è un mondo non così pieno di opportunità, non per tutti almeno, ma siccome io sono stato fortunato allora mi sento... cosa? Non mi metto a giudicare, sono stato “fortunato” e allora mi sento di dire agli altri che se vogliono possono essere fortunati anche loro. Forse per me il rischio di fallire è sempre stato sottovalutato, no, non è vero. Solo credo che pensare “ce la posso fare - ce la faccio!” sia molto più entusiasmante, energizzante di “proviamo e speriamo che vada bene, altrimenti amen!”. ‘Fanculo! E se poi non ce la faccio? e se cado? Mi rialzerò! Per questo non ho mai sopportato chi gode delle disgrazie altrui.
Stare a Bologna mi fa bene. L’aria che si respira nelle grandi città, quando cammino tra le persone, ognuna indaffarata a raggiungere chissà quale posto, a incontrarsi, ognuno nel proprio mondo, ma tutte là, in giro, tutte quelle vite e possibilità, tutte quelle storie, mi fanno euforico. Così passeggio tra i portici con un sorriso idiota, guardandomi a destra e a sinistra, in alto, verso le finestre e gli angoli. E naturalmente mi domando quante altre strade potrebbero esserci, quali vie potrei percorrere, o quali altre avrei potuto percorrere. Non lo faccio con dei rimpianti, perché poi mi guardo indietro, a cosa ho fatto e vissuto e come potrei lamentarmi?
Così i fantomatici problemi sbiadiscono e capisco che ci posso andare avanti. Mi dovrei essere bloccato a Bolzano. L’ho scritto e mi pare proprio brutto. Bolzano è una tappa o una casa? Con W le cose sono un po‘ strane. Il lavoro sta diventando sempre più consistente, più presente che mai. D’altronde come credevo potesse essere il mondo del lavoro? Eppure il rischio del vivo per lavorare è lì. Difficile da digerire, pensare che la mia vita sarà così, mi spaventa, mi dà l’impressione di spreco. Parlo, ma sono il primo a fermarmi di più al lavoro, a prendere forse troppo sul serio le mie responsabilità, a essere iper critico verso me stesso, a pretendere di riuscire a fare tutto. La palestra in teoria dovrebbe un po’ riequilibrare. Mi sono imposto di lasciare il lavoro per le 5 e dedicare almeno un ora al giorno a tornare al mio peso-forma, chissà come però già da una settimana non sono riuscito ad andarci. Certo avevo il lavoro e delle riunioni, però, ti prego Signore, fa che riesca nei miei intenti di dimagrire. Che cosa stupida per cui pregare, nonostante l’apparente intelligenza, sono un ragazzo superficiale.
Ma cosa c’entrano il lavoro e la palestra con W? In realtà spero che c’entrino perché siamo sì insieme da due anni, ma la mia voglia è sempre ai massimi livelli, mentre i suoi... ecco, questo è il problema. E io proprio di fare all’amore solo una volta alla settimana, impazzisco! No, davvero, i miei nervi ne risentono e anche l’amor proprio! Lui dice chiaramente che non è colpa mia (cosa di cui dubito fortemente, voglio dire, ho preso 20 cazzo di chili, se ogni tanto riesco a vedere con l’occhio con cui mi vedono gli altri mi viene l’imbarazzo per me stesso, naturalmente lui fa lo ‘gnorri, anzi, è il primo ad offrirmi cose ipercaloriche, il bastardo!), però se non è colpa mia e tu non fai una mazza per risolvere la questione che dovrei pensare? Stress da lavoro che passerà chissà quando? e il 12 arriva un’assistente di direzione che dovrebbe aiutarlo, vediamo se farà la differenza, io non ci spererei troppo. Essendo però fuori dal mio controllo la cosa, meglio che mi concentri su quello che posso fare io: devo dimagrire!
giovedì 18 ottobre 2012
Vivere per lavorare
Ok, mi sono comprato il cellu nuovo, ci ho buttato 500€ alla faccia della crisi. Il lavoro... va bene, ma mi stressa troppo. Da molti mesi non si riesce più a chiudere la porta dell'ufficio non prima delle 6-7. Inizio alle 9, ma davvero, mi alzerei pure prima se avessi la certezza di avere la sera libera. Alzarsi, andare al lavoro, tornare a casa solo per mangiare e dopo andare a dormire, non é la mia vita. O forse, non é il mio lavoro. É vero, dove sono adesso ho la possibilità davvero di sperimentarmi in quelle cose che prima avrei potuto toccare fra vent'anni. Posso progettare, mettere il naso e la voce su come deve essere fatto un progetto, coordino delle persone che sono ben liete di fare qualcosa che poi effettivamente "funziona". Sì, perché il riscontro c'é, non m'invento l'aggiudicazione degli appalti, dei bandi e quant'altro. Il problema é, con il fatto di sapere un po' di tutto e in associazione manca una segretaria tuttofare, ecco che mi ritrovo a occuparmi dei loghi per i camper, della mail da attivare sul server, stare dietro al sito che non é mai finito, all'accreditamento per il centro, l'installazione dei programmi sui pc e che diavolo ne so.
Probabilmente non dovrei lamentarmi, questo é lavorare e mi permette di non sentire la crisi, eppure... Sto molti giorni con persone che sentono la crisi, ma nella mia testa trovo molti altri motivi per cui non trovano lavoro. Io non dico in Italia, ma qui da noi, in mezzo alle alpi, esiste davvero la crisi? O sarà qualcosa di cui pagheremo lo scotto ancora fra qualche anno?
E poi avanza l'età, di cui non mi preoccupa il fatto di invecchiare, ma il mio sempre vivo desiderio di avere un figlio. É un progetto che non ho mai abbandonato e con cui ho forse troppe poche volte fatto i conti con l'essere gay. Dall'adolescenza mi porto dietro questa immagine di me che si prende cura di un bimbo/a, che va a raccontare "le cose della vita che gli serviranno quando sarà grande". Inoltre, l'altro grosso tema che va a toccare questo desiderio é il senso di colpa e il confronto con l'altra normalità (scrivo dal cellu e mi é diventato impossibile correggere le parole, chiedo scusa)...
.... Perdita di Pensiero....
E poi avanza l'età, di cui non mi preoccupa il fatto di invecchiare, ma il mio sempre vivo desiderio di avere un figlio. É un progetto che non ho mai abbandonato e con cui ho forse troppe poche volte fatto i conti con l'essere gay. Dall'adolescenza mi porto dietro questa immagine di me che si prende cura di un bimbo/a, che va a raccontare "le cose della vita che gli serviranno quando sarà grande". Inoltre, l'altro grosso tema che va a toccare questo desiderio é il senso di colpa e il confronto con l'altra normalità (scrivo dal cellu e mi é diventato impossibile correggere le parole, chiedo scusa)...
.... Perdita di Pensiero....
mercoledì 23 maggio 2012
Ci possiamo sposare!
E chi lo sapeva? Il titolo è esattamente ciò che sembra, io e W potremmo sposarci. Sì, chiaro non qui in Italia, ma comunque sarebbe possibile farlo e ufficializzarlo e non con una cerimonia per finta, ci si può sposare per davvero e senza neanche essere residenti in chissà quale paese! Basta solo lo stato di famiglia e un documento della propria residenza (che sia in Italia non ha proprio alcuna importanza). Così, basta arrivare lì e ti sposano ufficialmente. Dove? Ma ovviamente in Austria! Ok, probabilmente la valenza in Italia sarà valido quanto un fazzoletto di carta culo con inscritte le nostre iniziali e un cuoricino, però perlomeno ci possiamo sposare!
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