venerdì 18 settembre 2020

Accelera

Ogni tanto ci riguardo e mi dico che per onorare la rete è il caso di dare gli ultimi aggiornamenti. Lasciato il vecchio lavoro, mi mantengo solo con la partita iva e guadagno parecchio di più facendo le medesime cose. Aiuto le imprese a darsi una sistemata, a riorganizzare le idee, una Mari Kondo delle aziende, faccio il declattering ai processi. Il contratto da consulente credo faccia parecchio, predispone la relazione e l'ascolto di ciò che dico o espongo. Sono convinto avessi qualche pelo in bianco in più, le soluzioni proposte verrebbero attuate con maggiore fretta e probabilmente sarei pure pagato di più. Questa è una piccola parte, ma che vorrei far crescere. Il resto è la formazione e la progettazione dei corsi. E il COVID non ha interrotto le mie attività. 

Vita privata magnifica. In relazione da più di 4 anni con lo stesso uomo, ho comprato casa, ho lasciato la moto, ma abbiamo una Mini Countryman. Oggi però peso 80 Kili e ne voglio perdere 10 prima di sposarci. Eh già, non l'ho ancora detto ai parenti, ma dovremmo farlo il prossimo anno. La condizione è la perdita di peso, non voglio finire nelle foto come una palla. Sì, siamo in una società superficiale e la cosa importante è la relazione e l'amore che ci lega e tutti gli altri bei sentimenti, ma un'altra cosa altrettanto importante è che ci si senta a proprio agio. 

Aprirò a breve un terzo blog, dove buttare dentro le idee abbozzate per un impresa migliore, così anche la scrittura non sarà completamente abbandonata.

sabato 17 dicembre 2016

Fili Rossi

Tornare alla scrittura non è semplice, ritrovarsi posto fra le righe e le parole. Il desiderio rimane lì, congelato, surgelato e per l’ennesima volta portato fuori per essere mangiato come un precotto. Ma quante volte lo si può fare? C’è un limite dopo il quale diventa ridicolo e patetico? Non è scrivere in sé ad essere sbagliato, ma il bisogno di trovare un fine remunerato all’attività, volerla per forza trasformare in un lavoro, in una attività che bisogna fare. Lasciati guidare dal semplice desiderio e goditi questo momento. IL fatto di lasciar andare la penna virtuale della tua creatività, fargli prendere il cipiglio del momento, senza la pretesa di scrivere il romanzo, ma semplicemente fallo perché ti va di farlo: non è molto più divertente e rilassante? Perché non ci ho pensato prima? Ho mai pensato di fare qualcosa solo per il gusto di farlo? La filosofia mi è stata annacquata dalla razionalità, da un sistema causa – effetto, dalla mania di controllo, da una idea di tempo direttivo e direzionato verso un punto dopo. Così non mi lascio libertà. E questa seggiola del treno è scomoda, il tavolino dovrebbe stare un poco più sotto.
Non vorrei avere un tema continuo, uno schema nella mia vita che continua a ripetersi come una caratteristica, un filo rosso a tutti i momenti, come per Sophia Loren la continua fatica a chiedere normalità. Non voglio che la mia colonna sonora sia l’insoddisfazione. La sensazione è quella di stare in un contesto dove le fatiche e le energie sono talmente disperse da essere rarefatte, di mandare avanti un carrozzone fantastico di illusioni e materiali cangianti il cui contenuto ad alto rischio è che sia fumo e niente arrosto. Di non essere apprezzato e supportato da chi dovrebbe portare con me quel carrozzone, da chi credo di avere affianco, ma che magari è solo un cartonato. Vogliamo davvero prenderci cura delle persone o stiamo pensando a come portare a casa la pellaccia? Rendermi conto di essere solo a reggere questo gioco, è davvero avvilente, come lo è mettermi nella condizione di mettere a confronto la mia posizione con quella di altri che non reputo al mio livello: cosa devo fare per provare di valere di più? Di meritarmi non solo lo stipendio, ma il riguardo economico della mia posizione. Non sono un operatore, né un referente, neppure un responsabile. Perché non vedermi come un manager? Dovrei interrogarmi se davvero mi occupo di ciò che dico o sono solo parole, se alla fine non mi riduco a povere operazioni logistiche, se non sono più queste a qualificarmi agli occhi degli altri. In realtà gli altri non sono tutti: da insegnanti, operatori e colleghi sono rispettato e preso in considerazione, ma quando valico la soglia del direttorio ecco trasformarmi in un rompiballe, fastidioso, presuntuoso piccolo uomo. E la rabbia che mi sale per non avere risposte, o un momento serio di raccolta dove decidere cosa fare. E ancora essere pagato nulla perché non c’è posto nell’organizzazione per una persona che si occupa di questo, e allora fai solo il progettista, vai a zappare la terra, a raccogliere moduli e rompere le balle agli altri per prendere dati che non sapete neanche utilizzare, che non sono significativi se poi non portano ad una presa di decisione!


domenica 24 gennaio 2016

Di nuovo sul divano

Un anno e quattro mesi circa, questa volta è durata così. Elfo Spiritoso mi ha lasciato, sul divano ed esattamente come l'altra volta l'ho capito giusto quel paio di secondi prima che aprisse bocca. Chissà, forse c'è una mimica particolare che mi fa accendere la lampadina. E come l'altra volta mi son lasciato attraversare, facendo fluire o creando silenzio nella mia testa, per poi farmi una camminata e riorganizzarmi la vita. Cerco di essere positivo, pensare a Dio, ai suoi progetti, ai miei, ad essere una persona più forte e funziona. Mi butterò sul lavoro? Ancora, voglio riprendere in mano la mia vita.
Da una relazione di coppia voglio cose semplici, ma evidentemente non molto interessanti. Forse essere una persona affidabile, rispettosa, non problematica, è noioso.
Parliamo di ciò che mi piace. I giochi di carte, in stile Magic (attualmente sono impegnato in quello del Signore degli Anelli, che non mi fa spendere un capitale e non è competitivo), la playstation 4, ascoltare della musica, magari andare a teatro e all'opera, mi interessa il mio lavoro, fare il "manager", aiutare un'organizzazione a raggiungere gli obiettivi necessari per la sua salute, mi piace lavorare con le persone, mi piace andare in aula, programmare le attività pensando ad esercitazioni evocative. Mi piace l'idea di avere una compagnia con cui uscire, andare a fare delle camminate, una vita salutare (anche se ultimamente ho ripreso a fumare qualche sigaretta), mi piacciono i film da guardare a casa, con un bel impianto audio e video. Mi piace l'entusiasmo semplice per cose semplici, chi ci mette passione nelle cose e ne è felice, mi piace chi ci crede davvero e non si fa buttare giù per un no o un fallimento, perché anch'io sono fatto così.
Posso cadere nell'essere presuntuoso e scelgo parole sbagliate quando ho fretta di farmi capire, di girare intorno alle cose per paura di non essere compreso.
Tutto questo non deve essere molto interessante.
Ah, mi piace la mia moto, viaggiare e mi piacerebbe condividere queste cose, fare l'esperienza di nuovi posti e nuovi panorami.
Devo essere particolarmente noioso.
Credo che comincino a starmi antipatiche le relazioni interessate, credo siano sempre più le persone che mi parlano perché vogliono qualcosa e non per passare o farmi passare del buon tempo.

Chiedo davvero la luna? Sono una persona normale fin troppo consapevole di sé?

Buone giornate

lunedì 20 aprile 2015

Di ritorno da te

Io e W ci siamo lasciati. Son passati sette mesi, ed ora sto con Elfo Spiritoso.
Una sera tornavamo dal lavoro, io al computer credo a giocare, mentre lui sul suo Ipad a guardare Facebook o altro. Avevo appena spento lo schermo e mi ero messo comodo sul divano quando lui mi dice che doveva dirmi qualcosa di importante. Gli dico di avvicinarsi a me, mettersi lì accanto. Lui si alza, si siede e gli chiedo se posso abbracciarlo. Mi dice che non è il caso e io dico che deve essere qualcosa di grave. Mi fa un lungo discorso sul fatto che non mi vede felice con lui. Lo lascio parlare finché non arriva alla conclusione. Mi lascia.
Inizialmente mi guardo intorno, controllo le cose in giro, la mia mente razionale comincia già a dividere in due la roba. Provo a discuterne, ma non c'è nulla di cui discutere, dice che è pure da un anno che è così. Mi sento di puntualizzare che non lo fa per me, che è una sua decisione che non è la mia. Gli chiedo se possiamo rimediare, mettere a posto, affrontare insieme i problemi, ma è già tutto troppo tardi. Mi dice che posso rimanere quanto serve finché non trovo una sistemazione. Credo fosse un martedì. Venerdì sono a casa dei miei, sabato ho tutta la mia roba con l'aiuto di Fedrez, un suo amico, lo è stato anche mio finché è durata la nostra storia.
Ricordo l'ultimo giorno, dove gli dico che avrei voluto almeno un abbraccio durante la notte. Lui cerca di rimediare abbracciandomi lì, ma non ha niente di romantico o di ultimo addio, anzi è quasi buffo, pagliaccesco. Lo lascio fare, ma gli ripeto che non era questo che volevo e che può tenersi questo abbraccio.
Si continua a lavorare insieme. Come molti ex (e non capisco perché lo facciano) vuole rimanere mio amico, ma son parole senza significato e infatti non si esce, ci si vede a pranzo, dice qualche cosa di leggero sull'ultimo modello di Iphone e null'altro.
Non ho sofferto, forse fa parte dell'essere uomo, di come sono cresciuto, forse aveva ragione lui. Forse mi sono distaccato troppo dal cuore, mi ci sono abituato e ho perso i sentimenti, quelle emozioni che durano.
Mi sono di nuovo innamorato, non ho perso tempo ed ora, dopo alcuni tentativi con altri, sto con Elfo Spiritoso. Anche il suo incontro è una storia. Lo frequento con le premesse di essere amici, al primo appuntamento scopriamo che è collega di mio fratello. Quanto è piccolo il mondo. Sta a Nordica da quattro anni, ha sviluppato un certo disprezzo per questa città e i suoi abitanti (sono freddi e non sanno emozionarsi, non reagiscono agli urti e sono fin troppo tranquilli), ma sta con me che gli faccio cambiare idea. Anche lui ha fatto cambiare idea a me, su molte cose, scoperchiando temi e argomenti che non affrontavo da parecchio tempo. Mi ha messo in discussione ed è bello. E' bello soprattutto perché possiamo litigare e non per questo ci dobbiamo mollare, si discute, si ride e si gioca. Lui ha i suoi difetti e io ho anche i miei. Mi sembra più vero.
Non so affatto dire che ne sarà, se è quello giusto, ci sono premesse molto diverse. Ha mollato un tipo per stare con me, siamo ancora agli inizi di tutto e mi sembra avere la velocità normale questa volta. Io che ero tutto e subito, con lui invece stiamo crescendo col tempo. Il tempo ha il suo spazio e il suo perché.
Non abitiamo insieme, sto ancora dai miei. Lui ha quattro anni più di me. Cosa più importante, mi ha baciato e mi ha tenuto la mano. Niente di strano ed è questa la cosa importante. Niente di strano in stazione dei treni, portandomi al binario per Bolzano ci stampiamo un bacio in bocca, come farebbe chiunque con il suo ragazzo. Ci stringiamo le mani e lo accarezzo sulla guancia mentre prendiamo un caffè o un aperitivo al bar. Questo è quanto, questo è tutto, per ora.

domenica 1 dicembre 2013

Galaxy Power a me!

0k, non scrivo da mò, ma non potevo provare il mio nuovo acquisto anche qui! Parlo del mio adorabile e favoloso Galaxy Note 2014! ! !
Altre cose da raccontare? Non so, sono ormai 3 anni che sto con W e sul lavoro m'invento di tutto per non annoiarmi. Ad esempio ora ho il pallino dell'analisi del fabbisogno, il che mi sembra una specie di evoluzione da docente → formatore → progettista → risorse umane (???). In realtà son tutte valorizzazioni del ruolo che si aggiungono, vuol dire in pratica che son cose in più, lavori in più, ma spero di riuscire a gestirle tutte quante, d'altronde "Chi non ha testa, ha gambe" e io, modestamente, ho imparato a correre, eh, eh, eh.

domenica 2 giugno 2013

Avrei fatto anche questo

Avrei fatto anche questo. Maledetti nuovi serial tv. Parlo di The New Normal. Fanno vedere una famiglia gay che avrà un bambino. Sì, non cerca di avere dei figli, praticamente ce l'hanno già assicurato. E vedendoli, anzi a dire il vero, anche solo se vedo la panoramica di una città, quando si parla di vacanza e spensieratezza, io immagino la bellezza di vedere il tramonto riflesso sul mare o sull'oceano, come a Venezia, insomma la romanticheria dell'attimo mentre tengo stretta la mano del mio compagno. Un atto aperto, libero, nell'aria della sera, mente i negozi stanno chiudendo e i bar sono semi deserti, perché è una giornata fuori stagione, ed è tutto così bellissimo perché ci sei tu e lui, all'aria aperta, con i passanti ignoranti di te e di lui. E tutto è così semplice, come tenersi per mano. Ecco, qui mi assale la tristezza, per il fatto che sto immaginando, qualcosa che probabilmente sarebbe vissuta come un atto di coraggio o di sfida nei confronti dell'Italia. Sì, perché finché non siamo tutelati, non siamo riconosciuti, tutto questo è un atto di coraggio e mi priva della sua semplicità e naturalezza. Basterebbe fregarsene degli altri, e questo lo so e lo faccio, ma rimane comunque un azione che faccio dovendomene fregare degli altri. Il pensiero è lì e rimane, non è così semplice eliminarlo. Mi chiedo se nell'arco di tutta la mia vita riuscirò un giorno a togliermelo dalla testa questo tarlo o se sono condannato a tenermelo. Se è così mi incazzerei e vorrei un altra vita per rifare tutto questo ma senza 'ste stronze di idee, 'sti stronzi di umani che odiano e che sono ignoranti!
Sì, nonostante tutte le inadeguatezze che probabilmente avrei, voglio avere dei figli. 'Fanculo, non un figlio, ma di più, cazzo!

martedì 30 aprile 2013

Quadrati e Cubi

E di che potrei parlare se non di lavoro? Belli i tempi dove passavo le giornate a occuparmi di giocare e farmi le menate sugli spasimanti! Ora passo il tempo a sognare le vacanze e a far puzzare un po' il lavoro che faccio.
Fondamentalmente devo essere un insicuro e sopratutto un rigido con me stesso. Abbiamo costruito un progetto, ho aiutato nel costruire il budget affidandomi ai tecnici e alla loro "tecnicità", avendo pure il compito di NON coordinare nulla. Ovviamente, io che sono stronzo fino al midollo dell'osso, non ho potuto fare altro che in Dicembre chiedere come stavano andando le cose. E guarda un po'? Si scopre che le cose non stanno andando come erano state programmate. Ora, visto che sono un progettista e visto pure il desiderio magari di riproporre il prodotto per eventuali nuove edizioni, ho voluto, da stronzo, cercare di capire cosa non è andato e cosa si può fare per risolvere. In un clima di collaborazione e stante il finanziamento che si è ricevuto, si cerca un compromesso tra i tecnici e l'apparato amministrativo, ovvero si cerca di coordinare. Ecco, questo è stato il momento in cui ho fatto troppo: non importano né le intenzioni, né tantomeno se l'azione è stata utile. Sono stato fuori dai ranghi! Ed ho continuato a stare fuori dai ranghi fino alla scorsa settimana, quando malauguratamente me ne sono andato in ferie ed ho dovuto passare le consegne ad altri. Questi altri, sono il padre della coordinatrice di un azione del progetto, che all'ultimo ha capito che non si sarebbe riusciti a consegnare il materiale in tipografia. Quando se ne è accorta? Il giorno prima della consegna... e poi si è ritardato di un altra settimana. Come coordinatore io mi incazzerei, come progettista ho bisogno di sapere cosa non è andato, se davvero era qualcosa di incontrollabile o se invece avremo potuto fare qualcosa. E dire che è stata colpa dell'incontrollabile a mio avviso è molto più grave del contrario, perchè allora il progetto ha un tale rischio che non vale la pensa  di realizzarlo, almeno che non si voglia far fallire l'ente che si propone di realizzare il progetto. Come è vero che Quattro meno Otto non fa Zero!!! Quindi, se vogliamo (e io me lo auguro) continuare a progettare percorsi così importanti e interessanti (almeno potenzialmete), credo vi sia la necessità di fare una verifica ogni tanto e dare a Cesare ciò che è di Cesare, non fare i buonisti, che tutto viene dall'alto e noi siamo piccole pedine in balia del vento!
In pratica, tornato dalle ferie, mi ritrovo il progetto con l'acqua alla gola ed un "rimprovero" dal capo per una mia mail in cui dichiaro la necessità di un incontro di verifica perchè l'avvenuto sia contenuto il più possibile nelle prossime progettazioni.

Ok, fine del discorso sconclusionato che continuerà nella mia testa in un monologo senza tremolii, anzi con tono caustico e prepotente.

lunedì 8 aprile 2013

Sogni, Desideri, Progetti

Scrivere era un mio sogno. Avere un figlio era un mio sogno. Andare in Giappone, comprare una moto, una casa, un auto senza fare prestiti. Avere l'indipendenza e fare un lavoro utile: questi sono diventati progetti.
Sono un ragazzo viziato, forse un uomo viziato. Ho trentanni, forse è arrivato il momento di chiamarsi uomini. Son convinto di essere stato adolescente per un tempo molto più ampio del normale. Un'altra parola che mi dà problemi. Come "morte".
Sdraiato nel letto era più facile farmi le paranoie, credo  c'entri il come il sangue circoli e sia posizionato il cervello. La puntata di Futurama, dove il dottore prende un colpo alla schiena ed è costretto a vivere con la testa riclinata in basso o in alto, è stata illuminante.
A stare bene probabilmente non mi ci trovo. Voglio avere qualche fisima mentale, qualche psicodramma esistenziale da vivere, per sentirmi vivo. E continuo ad auto-analizzarmi, cercando di scovare tutti i sotterfugi della mente, qualche barriera o alias che l'io vuole mettere per difendersi, ma parto dalla convenzione che la verità sia meglio di una bugia, o meglio, di voler sapere la verità, magari solo per raccontarmela meglio poi.
Parlare del mio sogno di scrivere mi sarà più facile del parlare dell'avere un figlio, anche se in comune potrebbero avere molto. Il desiderio da cui nascono è probabilmente la sopravvivenza alla morte. Non ho bisogno in effetti di descrivere questi sogni, sono abbastanza comuni.
Quello che mi destabilizza è dover accettare la loro irrealizzabilità, con l'enorme paura di quello che ciò comporterebbe. Fare finta non è nel mio stile. Intendo, passare sopra a ciò che provo o dovrei provare per logiche conseguenze, non potrei fare a meno di far scattare un gorgo di domande e risposte, un vortice obliante buio con pochi filamenti di luce e solo nella parte in superficie. Un vortice marino, con una grossa matassa nera nel mezzo: se scattasse l'intero sistema ho paura che quella sarebbe la mia destinazione.
Però non sono abituato ad abbandonare i sogni, che cosa mi dai in cambio? Un sostituto? L'amore gay è un sostituto? Direi che è quello che sono, io sono gay, io sono io. Allora forse è questione di conoscersi, per assurdo colui che è convinto di avere un conscio molto più grande di altri, anzi di essere diverso e strano proprio perchè il suo inconscio è costantemente messo alle strette, alla fine non sa ancora chi è, non sa nemmeno rispondersi a domande quali "cosa ti piace?", "cosa ti soddisfa?", sei tu o quello che vorresti che gli altri vorrebbero che tu fossi, il modello migliore e giusto che secondo te dovresti essere, la persona che vorresti essere ma non sei.
In fondo anche questi discorsi sembrano non voler rispondere, o non voler parlare, di non essere o diventare uno scrittore o padre.

giovedì 14 marzo 2013

Scriverei....

Allora mettiamo in chiaro le cose, mi si dice che avete già fatto richiesta e bla bla bla(ovviamente dopo che ho contattato Telecom che in maniera veloce e semplice mi hanno detto che dipende se c’è da tirare fili) e ora, visto che evidentemente qualcuno non ha capito di cosa c’era bisogno, vuoi che io mi metta a SPRECARE tempo a parlare con uno intermediario che alla fine parlerà con il centralino Telecom per farsi dare le informazioni! Ma la linea che abbiamo ora ha qualcosa che non va? Hai letto le proposte? Parlano di una linea DIVERSA con abbonamento DIVERSO, cazzo ce ne frega a noi delle chiamate gratuite e vattellapesca!? A noi interessa Internet e gli 8 IP e BASTA, alla riunione che avete fatto con Vodafone per altro potevate almeno chiamare Nicola, invece di farmi PERDERE tempo a me adesso, a capire se va bene o non va bene!!!


Forse per te il lavoro che faccio non è abbastanza o credi che non faccia una cippa, be’ mi dispiace, per le mie risorse fisiche e intellettuali dover pensare a gestire tre corsi e fare i preparativi per la pubblicizzazione, le selezioni e quant’altro, oltre alla festa dei popoli e cercare di tirare le fila ad un cazzo di progetto dove non c’è coordinatore nominato (anzi, per cui voglio ricordare che mi è stato detto di non doverlo fare, perché si sapeva che sono un gran rompicazzi rigido e con cui difficilmente qualcuno ha la libertà artistica di fare un po’ quel che gli pare), e mettiamoci pure il non aver ancora fatto VACANZE dall’estate scorsa(manco per Natale), dopo un tour de force durato un mese a lavorare fino a tardi e senza manco fermarsi per i sabato e le domeniche, be’ ecco, per le mie risorse fisiche e intellettuali e già quasi troppo!!! Agevolare il lavoro degli altri non sarebbe una cazzo cattiva idea!!!

domenica 2 dicembre 2012

Altri pezzi

Oggi mi hanno chiesto se avrei fatto io la lezione e non so se esserne compiaciuto oppure preoccuparmene. Dal pessimo stato lavorativo in cui riversavo solo due anni fa, ora, nonostante continui a sostare su di un contratto a progetto, mi trovo ad avere, anzi sentire di aver raggiunto l'autonomia economica. Addirittura lavoro in un posto dove mi pagano la formazione e non intendo semplicemente il costo del corso, ma pure i pranzi, le cene, le colazioni e i pernottamenti! Ecchecaspio! Fantastico! Certo la mia formazione è un valore aggiunto all'Associazione, è vero anche che non mi risparmio con gli orari, soprattutto quando siamo in progettazione. Sì, divento abbastanza isterico e praticamente inizio la mattina e me ne vado via non prima delle sette e nell'ultima settimana arrivavo a casa che erano già le nove e mezza. Va bene purché non sia la norma. Quello che mi piace di questo lavoro è la parte in cui studio il sistema con cui vengono valutate le proposte presentate, la raccolta e la ricerca dei dati che possono essere utili e le riunioni dove si cerca di capire cosa può andare e cosa no e sono io a deciderlo! O meglio, cerco il modo di tradurre le idee degli altri in maniera che più si avvicinino alle richiesta fatte dal committente, o meglio da chi elargisce il finanziamento. Una specie di mediatore, un traduttore, anzi, ancor meglio, un sistemista delle idee e dei concetti. Almeno giustifico l'aver fatto l'università di Filosofia, anzi probabilmente sono io a giustificare l'università di Filosofia.
Ad ogni modo, tornando all'inizio del discorso, il fatto che il receptionist della foresteria abbia pensato che fossi l'oratore del corso sull'europrogettazione forse vuol dire che sono un po' invecchiato. Eppure mi chiedo, ma in fondo cosa è cambiato da quando frequentavo l'università? Ho ben chiaro di essere cambiato da quanto ero un bambino, da quando frequentavo le medie, da quando ero in piena adolescenza e fino al mio primo anno universitario son cambiato ancora, ma da un po' di tempo non vedo altri pezzi evolutivi. Sì, sono cresciuto, ho ottenuto cose nuove, ci sono delle tappe ben chiare nel mio percorso lavorativo, eppure non mi sento cambiato. Vorrà forse dire che sono maturo? che ho raggiunto il livello di coscienza di un adulto. Ad esempio, alcune mie manie, con gli anni, credo si siano accentuate, quasi a definire un tipo. Non credo sia una cosa di cui andare fieri, son passato dall'essere un personaggio ad avere invece dei tratti da tipo. Prediligo programmare le cose in anticipo, per le vacanze mi studio tutta la mappa della città, cerco di farmi una scaletta giornaliera delle cose da fare, a cena cerco di scegliere già il dolce. Per alcuni posso sembrare un uomo che sa cosa esattamente cosa vuole, un uomo deciso, per me invece è sintomo di voler per forza avere tutto sotto controllo. Questo è il mio problema psicologico: voglio tenere tutto sotto controllo e allo stesso tempo desidero riuscire ad essere un po' più senza controllo. Addirittura quando bevo, quando sono ubriaco, la mia mente vuole essere lucida. Magari dico e faccio cose che normalmente non farei, eppure il giorno dopo rifarei esattamente lo stesso, anzi ciò che ho detto o fatto diventano esattamente ciò che volevo dire o fare. Fare ciò che si vuole, o meglio, fare ciò che voglio forse non è perdere il controllo. Ma chissà perché nella mia testa le due cose sono collegate, ciò che voglio fare è ciò che farei senza controllo. Strana questa cosa.

martedì 6 novembre 2012

Giostre


Ecco, si torna ai vecchi tempi, dove scrivevo off-line aspettando una connessione internet. Ma come cavolo possono esistere ancora alberghi, dormitori, campus, senza una connessione wi-fi? hanno avuto il coraggio di consegnarmi con le chiavi un cavo ethernet!? E ad ogni modo con il mac non ci faccio nulla, naturalmente ho portato con me tutto, carica batteria, adattatore VGA, ebook, psvita e l’unico pezzo utile... l’ho lasciato a casa. 
Quando ero adolescente io e mio fratello fantasticavamo su quello che sarebbe stata la tecnologia nel futuro, ma chi lo sapeva che sarebbe passato così poco tempo per vedere quei sogni realizzarsi. Sembrava davvero di parlare di futuro, quando si immaginavano i computer portatili e per non parlare dei cellulari-PC. E quando c’era internet e si sognava di quando saremmo stati sempre connessi? “Che figata se si potesse accedere a internet andando in giro!” ed eccoci qui con dei padelloni di cellulari che ti permettono di accedere a internet. E mi sembrava impensabile qualche anno fa che le compagnie telefoniche permettessero degli abbonamenti decenti, mentre ora mi ritrovo con un abbonamento ALL INCLUSIVE.
Cazzo, ho trent’anni, forse era ora che cominciassi a stabilizzare un po’ la mia situazione. E all’università pensavo “chissà che lavoro andrò a fare”, o mi sembrava “in là”. Con la laurea cosa ci posso fare? Non ho mai avuto davvero il tempo per interrogarmi su che strada intraprendere, posso raccontare tutti dei subito dopo. Subito dopo la laurea un master in management delle PMI, subito dopo il lavoro come docente, subito dopo l’esperienza in Germania, subito dopo il lavoro come progettista. Colgo ogni occasione, ma forse non tutto ciò che mi si para davanti deve essere preso. Eppure se non avessi preso quel treno da Verona a Trento e non avessi incontrato la There che mi parlava di quel corso, chissà se mi sarei mai immaginato qui. 
Alcuni penseranno di me che sono un paraculato, uno troppo sicuro di sé e che magari vive nel mondo dei balocchi, che è viziato e quindi non si rende conto che fuori c’è un mondo non così pieno di opportunità, non per tutti almeno, ma siccome io sono stato fortunato allora mi sento... cosa? Non mi metto a giudicare, sono stato “fortunato” e allora mi sento di dire agli altri che se vogliono possono essere fortunati anche loro. Forse per me il rischio di fallire è sempre stato sottovalutato, no, non è vero. Solo credo che pensare “ce la posso fare - ce la faccio!” sia molto più entusiasmante, energizzante di “proviamo e speriamo che vada bene, altrimenti amen!”. ‘Fanculo! E se poi non ce la faccio? e se cado? Mi rialzerò! Per questo non ho mai sopportato chi gode delle disgrazie altrui.
Stare a Bologna mi fa bene. L’aria che si respira nelle grandi città, quando cammino tra le persone, ognuna indaffarata a raggiungere chissà quale posto, a incontrarsi, ognuno nel proprio mondo, ma tutte là, in giro, tutte quelle vite e possibilità, tutte quelle storie, mi fanno euforico. Così passeggio tra i portici con un sorriso idiota, guardandomi a destra e a sinistra, in alto, verso le finestre e gli angoli. E naturalmente mi domando quante altre strade potrebbero esserci, quali vie potrei percorrere, o quali altre avrei potuto percorrere. Non lo faccio con dei rimpianti, perché poi mi guardo indietro, a cosa ho fatto e vissuto e come potrei lamentarmi? 
Così i fantomatici problemi sbiadiscono e capisco che ci posso andare avanti. Mi dovrei essere bloccato a Bolzano. L’ho scritto e mi pare proprio brutto. Bolzano è una tappa o una casa? Con W le cose sono un po‘ strane. Il lavoro sta diventando sempre più consistente, più presente che mai. D’altronde come credevo potesse essere il mondo del lavoro? Eppure il rischio del vivo per lavorare è lì. Difficile da digerire, pensare che la mia vita sarà così, mi spaventa, mi dà l’impressione di spreco. Parlo, ma sono il primo a fermarmi di più al lavoro, a prendere forse troppo sul serio le mie responsabilità, a essere iper critico verso me stesso, a pretendere di riuscire a fare tutto. La palestra in teoria dovrebbe un po’ riequilibrare. Mi sono imposto di lasciare il lavoro per le 5 e dedicare almeno un ora al giorno a tornare al mio peso-forma, chissà come però già da una settimana non sono riuscito ad andarci. Certo avevo il lavoro e delle riunioni, però, ti prego Signore, fa che riesca nei miei intenti di dimagrire. Che cosa stupida per cui pregare, nonostante l’apparente intelligenza, sono un ragazzo superficiale.
Ma cosa c’entrano il lavoro e la palestra con W? In realtà spero che c’entrino perché siamo sì insieme da due anni, ma la mia voglia è sempre ai massimi livelli, mentre i suoi... ecco, questo è il problema. E io proprio di fare all’amore solo una volta alla settimana, impazzisco! No, davvero, i miei nervi ne risentono e anche l’amor proprio! Lui dice chiaramente che non è colpa mia (cosa di cui dubito fortemente, voglio dire, ho preso 20 cazzo di chili, se ogni tanto riesco a vedere con l’occhio con cui mi vedono gli altri mi viene l’imbarazzo per me stesso, naturalmente lui fa lo ‘gnorri, anzi, è il primo ad offrirmi cose ipercaloriche, il bastardo!), però se non è colpa mia e tu non fai una mazza per risolvere la questione che dovrei pensare? Stress da lavoro che passerà chissà quando? e il 12 arriva un’assistente di direzione che dovrebbe aiutarlo, vediamo se farà la differenza, io non ci spererei troppo. Essendo però fuori dal mio controllo la cosa, meglio che mi concentri su quello che posso fare io: devo dimagrire! 

giovedì 18 ottobre 2012

Vivere per lavorare

Ok, mi sono comprato il cellu nuovo, ci ho buttato 500€ alla faccia della crisi. Il lavoro... va bene, ma mi stressa troppo. Da molti mesi non si riesce più a chiudere la porta dell'ufficio non prima delle 6-7. Inizio alle 9, ma davvero, mi alzerei pure prima se avessi la certezza di avere la sera libera. Alzarsi, andare al lavoro, tornare a casa solo per mangiare e dopo andare a dormire, non é la mia vita. O forse, non é il mio lavoro. É vero, dove sono adesso ho la possibilità davvero di sperimentarmi in quelle cose che prima avrei potuto toccare fra vent'anni. Posso progettare, mettere il naso e la voce su come deve essere fatto un progetto, coordino delle persone che sono ben liete di fare qualcosa che poi effettivamente "funziona". Sì, perché il riscontro c'é, non m'invento l'aggiudicazione degli appalti, dei bandi e quant'altro. Il problema é, con il fatto di sapere un po' di tutto e in associazione manca una segretaria tuttofare, ecco che mi ritrovo a occuparmi dei loghi per i camper, della mail da attivare sul server, stare dietro al sito che non é mai finito, all'accreditamento per il centro, l'installazione dei programmi sui pc e che diavolo ne so. Probabilmente non dovrei lamentarmi, questo é lavorare e mi permette di non sentire la crisi, eppure... Sto molti giorni con persone che sentono la crisi, ma nella mia testa trovo molti altri motivi per cui non trovano lavoro. Io non dico in Italia, ma qui da noi, in mezzo alle alpi, esiste davvero la crisi? O sarà qualcosa di cui pagheremo lo scotto ancora fra qualche anno?
E poi avanza l'età, di cui non mi preoccupa il fatto di invecchiare, ma il mio sempre vivo desiderio di avere un figlio. É un progetto che non ho mai abbandonato e con cui ho forse troppe poche volte fatto i conti con l'essere gay. Dall'adolescenza mi porto dietro questa immagine di me che si prende cura di un bimbo/a, che va a raccontare "le cose della vita che gli serviranno quando sarà grande". Inoltre, l'altro grosso tema che va a toccare questo desiderio é il senso di colpa e il confronto con l'altra normalità (scrivo dal cellu e mi é diventato impossibile correggere le parole, chiedo scusa)...

.... Perdita di Pensiero....

mercoledì 23 maggio 2012

Ci possiamo sposare!

E chi lo sapeva? Il titolo è esattamente ciò che sembra, io e W potremmo sposarci. Sì, chiaro non qui in Italia, ma comunque sarebbe possibile farlo e ufficializzarlo e non con una cerimonia per finta, ci si può sposare per davvero e senza neanche essere residenti in chissà quale paese! Basta solo lo stato di famiglia e un documento della propria residenza (che sia in Italia non ha proprio alcuna importanza). Così, basta arrivare lì e ti sposano ufficialmente. Dove? Ma ovviamente in Austria! Ok, probabilmente la valenza in Italia sarà valido quanto un fazzoletto di carta culo con inscritte le nostre iniziali e un cuoricino, però  perlomeno ci possiamo sposare!
Altre info qui.

venerdì 18 maggio 2012

Nuvoletta scura

Festa della solidarietà, o qualcosa del genere. Un bel po' di gente, delle valli, un sacco di "tedeschi". È un evento ufficiale, ci sono rappresentanze della provincia, del paese, delle strutture, del posto in cui lavoriamo. E mi sento esattamente come al matrimonio del fratello di W, o almeno della prima parte. Praticamente abbandonato, ma senza neanche dirlo, non ho neppure avuto l'accompagnamento sul ciglio della strada come un cane qualunque. Semplicemente ad un tratto, chiudo gli occhi per una frazione di secondo e lui è già dieci metri lontano, senza mai una volta voltarsi per vedere dove sono. Eh certo, è "lavoro". In queste occasioni valgo meno del due di picche, riesce a parlare con chiunque, ma con me se scambio giusto due monosillabi ogni cinque ore mi dovrei sentire già in stato di gratia plena. Ma vaffanculo! Cos'è, il destino della first lady? Io odio e faccio fatica a digerire ste stronzate, io proprio non sono il tipo che vive a metà la propria vita, odio dover nascondere come se dovessi vergognarmi di qualcosa davanti a chissà chi o che. E buon ventesimo mese di relazione!

martedì 1 maggio 2012

Lozione di Disegno 03

Intanto il disegno: almeno l'ho finito...






sabato 21 aprile 2012

Lozioni di Disegno 2

La volta scorsa ero rimasto a descrivere gli strumenti matita e penna; pure per i colori, lo aggiungo adesso, bastano due strumenti: il pennello(acrilico) e (credo) lo sfumino, ma ne sarò certo solo dopo aver partorito il mio primo disegno. Fate conto che mi metto a disegnare giusto qualche ora a settimana e se me lo ricordo, quindi il risultato si realizzerà probabilmente a fine mese... prossimo.
Ah, se avete dubbi su quale dimensione debba avere il vostro "quadro" vi consiglio di farlo grande, così poi quando dovrete aggiungere particolari o mettere a posto alcune linee o contorni, non impazzirete tra pixel osceni. Le dimensioni da me scelte sono 1600x2800 pixels, o il contrario a seconda di ciò che volete disegnare.
Oggi vi voglio parlare dei layer, ovvero dei livelli. All'inizio pensavo me ne bastassero giusto un paio, poi, dato che ogni tanto schizzo e mi metto a fare dei rigoni con la penna un po' ovunque, giusto per allentare la frustrazione di non essere riuscito in cinque secondi a disegnare l'intera mano, ho cominciato a fare nuovi livelli per ogni puttanata. Ad esempio per il solo abbozzo ne ho fatti 5, per tutto il resto attualmente credo di essere ad una ventina. In linea generale ci si potrebbe limitare ad:
  1. scheletro della figura(matita)
  2. abbozzo del volume(matita)
  3. FOTO A
  4. disegno della figura(penna)
Qui voglio fare una postilla. Ognuno di questi livelli viene usato da linea guida per i livelli successivi, per non fare confusione tra i vari tratti, ci sono molte possibilità. C'è chi utilizza un colore di penna diverso per ogni livello, solitamente il blu o l'azzurro per i tratti da bozza e il nero per i tratti definitivi. Altri mettono il livello bozza in trasparenza diminuendo l'opacità(a me sembra un controsenso, però painter lo mette così). L'opacità è possibile regolarla dalla scheda "Livelli"(vedi FOTO A).
Per ogni particolare oggetto è possibile pensare di fare altrettanti livelli, ma a mie spese mi sono accorto che avere ventordici livelli poi causa facilmente di sbagliare livello sui cui disegnare. Questo inizialmente non sembrerà un grosso errore, ma diventa mortale nel momento in cui si passa a colorare il disegno.
Tra i diversi strumenti messi a disposizione dal programma di grafica in questione, ce ne è uno che è straconsciuto: la bacchetta magica. Mi è sempre stato molto chiaro a che servisse, ovvero a selezionare un'area all'interno di confini da noi disegnati, però l'utilizzo nella pratica non l'avevo mai trovata, probabilmente perché ero rimasto alla sua versione di decenni fa, dove la selezione non si trasferiva su tutti i livelli ma solo su quello dove ho operato con la bacchetta. Ma non è più così. Ora, quando seleziono con la mia bacchetta un'area nel livello del mio disegno, questo si estende a tutti i livelli. A che serve? Diventa utilissimo nel momento in cui voglio mettere i colori base al mio disegno! Per fare ciò creerò un livello apposito per ogni "area" io voglia colorare. In questo caso per area intendo ad esempio la pelle del personaggio, oppure la maglietta, o i jeans o qualsiasi altra cosa che magari possegga uno stesso colore base. Normalmente, senza l'uso della bacchetta, dovrei stare attentissimo a colorare, per non rischiare di sbavare fuori dai contorni o di mescolare colori diversi. Con la bacchetta invece, niente più paura! Innanzitutto mi posizione sul livello dove ho disegnato, quindi con la bacchetta faccio un click su uno spazio vuoto all'interno dell'area che intendo colorare, quindi mi trasferirò sul livello dove ho intenzione di colorare e via di pennello grosso senza timori: l'unica zona che verrà alterata dalla mia penna sarà unicamente l'area selezionata dalla bacchetta! Figo no?



martedì 17 aprile 2012

Lozioni di Disegno Digitale 1

Da qualche mese ho comprato una tavoletta grafica, non professionale, ma quasi: una intuos 4. L'ho presa perché ho sempre desiderato riuscire a fare quei bei disegni in stile anime, o per meglio dire, perché mi sono convinto che sarei capace di farli se solo mi ci mettessi un po' dietro. Così qualche ora alla settimana la passo seduto alla mia scrivania con tutta la buona volontà e caparbietà di concludere almeno un disegno. Sembra un oggettivo semplice da usare, c'è una penna e una tavola in plastica, prendi in mano la stilo e via di disegno, no? Col cazzo! Innanzitutto bisogna decidere quale programma utilizzare. Nella mia testa ci sono state tre opzioni: Corel Painter 12, Adobe e GIMP. Ho scelto il primo e solo perché la custodia mi sembrava più figa, poi in realtà è identico ad Adobe, anzi probabilmente ha qualcosa in meno, ma visto che tra mille iconcine mi perderei, qualcosa in meno va benone.
Ora, nonostante tutte le guide e i video presenti sul web e nella stessa confezione, ho impiegato intere settimane a capire quali strumenti erano giusti per disegnare. Sì, perché quando ti devi scegliere lo strumento con cui disegnare, non è che le possibilità siano limitate a ciò che umanamente uno si può aspettare da un negozio specializzato, no, la scelta è molto, mooolto più ampia. Comunque, per farla breve, ho capito che gli strumenti per disegnare sono 2: il pennino ad inchiostro a punta tonda e la matita. Non che ci volesse un genio per capirlo, ma trovarsi una vasta gamma di mille mila strumenti, ti rende un po' complicato il momento della scelta. E non pensiate che la cosa finisca semplicemente qui, perché, oltre allo strumento, bisogna capire quale tipo di punta utilizzare.
Per la matita è facile, basta utilizzare il classico 2B o 2H per gli schizzi.
Per il pennino ad inchiostro ho dovuto invece fare un sacco di prove, anche perché mi ero convinto che per disegnare in stile manga si dovesse utilizzare il pennellino ad effetto scritta jappo del samurai cazzuto. Infine, o almeno per ora, ho scelto di utilizzare il pennino a punta tonda(uhm.. però mi viene il dubbio che non sia quello.. mi riservo la facoltà di verificare, dall'inglese all'italiano le definizioni cambiano parecchio).


mercoledì 4 aprile 2012

Prendersi Tempo

Punto della situazione? Lavoro incessantemente, ogni giorno mi serva di aver fatto una grossa faticaccia e le vacanze ormai non si vedono(ancora!) da Luglio. Sento della frustrazione in me, ma faccio difficoltà a capire da cosa dipenda. Comunque i soldi non sono più un problema, non che in precedenza ne soffrissi, da libero professionista andavo sempre in apprensione e in uno stato di ansietà dovuto al fatto che non potevo mai avere né la certezza né la pretesa che ogni mese avrei ricevuto la mia paga. Adesso che lavoro con W questa agitazione non la vivo più. Eh però che faticaccia! Forse dovrei criticarmi e dire: "ecco, solo adesso sai cosa vuol dire lavorare". Eppure vorrei intendere il lavoro non come un luogo di sacrificio, ma come un'attività gratificante, come potrebbe esserlo andare in montagna e fare una grossa sfacchinata ma a fine giornata tirare un grosso sospiro di soddisfazione. Ecco, ultimamente questo decisamente manca nel mie attività lavorative. Mi sto "sperimentando" come tutor, eppure non mi pare affatto di viverlo questo ruolo, sarà anche perché in contemporanea svolgo il ruolo di coordinatore del corso. O forse, più semplicemente, la figura del tutor è una grande inculata, finora mi sembra d'essere quello che stressa la gente perché le cose vadano nella giusta maniera. Sì, mi relazione con le partecipanti e loro sono molto felici, sì svolgo il mio compito di fil rouge tra i singoli docenti, le singole materie e l'intero percorso formativo, faccio le mie quasi quotidiane telefonate con un mio collega per una reportistica di tutte le dinamiche di gruppo per sviluppare le migliori azioni possibili, però... stare al telefono è la cosa che mi più scoccia! Star lì a contattare aziende e quant'altro e poi aspettare una loro risposta, dopo sollecitare e ancora sollecitare fino ad ottenere ciò che allegramente si è concordato fin dall'inizio. E che esaurimento sarà trovare gli stage alle partecipanti! Sì, un bel casino, soprattutto considerando il fatto che devo trovare ben 15 posti in negozi di Bolzano, dove la conoscenza della lingua tedesca non è qualcosa di trascurabile, soprattutto per il ruolo di commessa(l'oggetto del corso in questione). Fate poi conto che solo 3 sono italiane, diventa pure un problema non da poco la conoscenza della lingua nazionale!
Certo a fine mese mi piglio i miei bei soldini, però... Non riesco più a mettermi tranquillo sulla sedia davanti al pc di casa per, non so, giocare? oppure scrivere, o disegnare, o tantissime altre cose. E non è colpa di W. Lui mi lascia libero di gestire le ore come più mi aggrada, ma con il fatto di vivere insieme mi sento in qualche modo responsabile anche del suo tempo. Voglio dire, lui deve aver fatto un sacco di sacrifici per accogliermi in casa, lo so che ci tiene che la consideri casa nostra, ed in effetti la considero tale, però, diciamoci la verità, mi è andata di gran culo! Ho trovato un ragazzo che è direttore, ha un'appartamento suo e una macchina spesata dall'azienda, cazzo, non ho dovuto faticare nulla per far condividere tutte queste cose con il sottoscritto. Per lui è un grosso riadattamento di libertà, in un certo senso peggiorativo.
Uffa, vorrei solo essere/stare più rilassato, senza tutte queste corse a scadenze, piene di rincorse dietro a persone che hanno sempre altre mille priorità. Mi piace coordinare, parlare con chi poi farà la parte operativa di un progetto, sistemare le cose e dare le indicazioni necessarie perché si faccia un buon  lavoro, mi piace la relazione con i colleghi, ma non sopporto fare le telefonate. Mi piace fare il progettista, ma non scrivere il progetto, leggere i bandi, capire cosa è chiesto e qual è il modo ottimale per rispondere alle richieste, confrontarmi con gli esperti che poi andranno a scrivere quel che serve, analizzare, rivedere e sistemare, questo mi va bene. Fare da segretaria invece, proprio no.
Poi questa frustrazione è abbastanza pericolosa perché mi mette in testa strane idee di comprare cose assolutamente inutili: maledetto capitalismo.

lunedì 5 marzo 2012

30 minuti

Visto che al lavoro si deve utilizzare una versione di Explorer
talmente vetusta che l'html5 non esiste e il Flash è bannato, mi
riduco a scrivere una mail al mio blog. Da un paio di giorni mi son
detto che dovrei seriamente riprendere a scrivere e tanto per iniziare
vorrei dedicarmi settimanalmente qualche decina di minuti per
aggiornaere il mio spazio su Blogger.
Da venerdì scorso mi sento finalmente di aver chiuso con la
preparazione del corso che prenderà il via questo mercoledì. Sono
riuscito a trovare le 15 partecipanti disoccupate, anche se all'ultimo
due avevano trovato lavoro; ho fatto in maniera tale che i servizi
sociali si sobbarcassero il costo di babysitteraggio per tutta la
durata scolastica; fatto i colloqui e preparata tutta la modulistica
necessaria alla registrazione delle attività e dei materiali usati;
sistemato l'aula aggiungendo due tavoli e sostituendo le sedie perchè
gli spazi siano sufficienti per tutte le attività. E ancora non è
finita, ma perlomeno il corso parte. Domani dovrò comprare i biglietti
dell'autobus, ritirare le targhette FSE e i registri dagli uffici
provinciali, sistemare il materiale da consegnare alle partecipanti
con il relativo modulo di consegna e ancora affiggere la graduatoria
alla porta come previsto dal regolamento.
Ah che discorsi noiosi! D'altronde non ho fatto null'altro che
lavorare in questo ultimo periodo che dura all'incirca da... 6 mesi!
Sì, ok, lavorare è normale, ma essere sempre iper concetrati sul
lavoro, con mille scadenze e con miriadi di cose da fare non è
esattamente roba da tutti i giorni. Probabilmente è perchè mi ero fin
troppo abitato bene al lavoro d'ufficio in Simki, dove il cazzeggio e
le scadenze si alternavano un giorno sì, una settimana no e un giorno
sì. Mai sgobbato così tanto ed è altrettanto vero che il mio conto in
banca non è mai stato così bene, però i soldi anche con una paga
normale non sono mai stati un problema, quindi figurarsi adesso. E che
poi, sti soldi in più, cosa me ne faccio? Chiaro, non è che non me ne
faccio proprio niente, ma come dire, mi sembrano tutte cose che non
vanno a intaccare il mio grado di Felicità. Ho in effetti una lista
dei desideri, contenente viaggi in giro per il mondo, pure una
macchina e una casa per le vacanze, ma è appunto una lista dei
desideri, non dei bisogni. L'unico bisogno che mi riconosco come
impellente è il perdere peso. Mi sono pure iscritto in palestra, ma la
mia presenza in struttura è troppo al di sotto per considerarsi
un'attività costante, a dire il vero non è nanche saltuaria. E la
scusa è che mi sono iscritto con W e che aspetto che sia lui ad
accompagnarmi. Che pirla. La soluzione può essere che: o mi organizzo
con gli autobus, o mi compro una macchina(ma a me non piace guidare),
o mi metto a correre con il bel tempo dalle sette di sera fino alle 8
sulla ciclabile vicino casa(e qui ci sarebbe da discutere il problema
dell'arrivare nella "sweet home" con un buco in pancia grande quanto
il Guatemala).
E stavolta avrei voluto parlare del sesso con W, chissà se un giorno
di questi ci riuscirò...

venerdì 17 febbraio 2012

The most end

Ok, stare con W evidentemente mi evita esaurimenti e somatizzazioni. L'altro giorno mentre mi stavo facendo la doccia mi sono accorto che ancora sul blog non ho parlato di quando a Dicembre ho incontrato Davide, Giorgio e Francesca. Voglio dire, questo sarebbe decisamente un evento da raccontare! Davide è il mio ex-migliore amico, colui per il quale in adolescenza sono caduto in depressione perché depositario dell'immagine del mio io. Lui sarebbe fondamentalmente il primo per cui provavo erezioni, probabilmente, credo, o almeno nella mia testa attualmente ho ricostruito così la mia storia di gay inconsapevole. Lui è il ragazzo con cui per anni abbiamo avuto un'amicizia così profonda che tutti fraintendevano, che ci permetteva di stare in un letto assieme e magari pure di abbracciarci, di dirci pure che ci si ama anche se non attratti "sotto quel punto di vista lì". Davide è quel ragazzo che dopo secoli, finalmente, son riuscito a mandare a remengo(circa tre anni fa, in concomitanza con la mia laurea). L'incontro, subito dopo Natale, è avvenuto a casa dei genitori di Michele, per l'annuale scambio di auguri, una tradizione che io avevo interrotto proprio dalla rottura con l'ex-migliore amico. Naturalmente ho dovuto fare un po' del teatrino, porgendo solo un dito per salutare e cercando di fare la vergine di ferro limitando qualunque tipo di approccio ed effusione amicale. W, sempre al mio fianco, mi ha detto poi che la tensione nella stanza era decisamente palpabile. Eppure ho cercato di essere il più neutro possibile. Ad ogni modo l'incontro mi ha fatto notare quanto sia difficile per molti essere soddisfatti del proprio operare. Questa è una cosa che personalmente non sento, ogni tanto mi domando se ciò che faccio è realmente ciò che voglio, ma non soffro, non ricuso alcuna defezione nevrotica o sensi d'impotenza o rimorsi per un'azione non fatta. Pure il mio lavoro, vogliamo parlarne per l'ennesima volta? Vi risparmio. E invece Davide fa il ricercatore, ma ne è assolutamente scontento e non apprezza minimamente ciò che fa e ciò che è, ha dei progetti ma pensa di non poterli realizzare perché ci vede degli ostacoli insormontabili. Credo ci goda un po' a stare in quello stato di continuo "sottotono". Ecco, comunque a me quello che mi salva è il fatto di riuscire ad apprezzare un casino tutto quanto, soprattutto apprezzare me stesso. Di fatti quello che in questo periodo mi demoralizza è il mio peso, ma sono convinto che appena passerà questo full-time(nel vero senso ella parola) lavorativo riprenderò con la palestra, come d'altronde avevo abbozzato a fare in Gennaio.
Però con questo post volevo parlare di tutt'altro, di me e di W, la coppia bella e felice, che non va alle cene di famiglia e vomita tutti i casini casalinghi(come mio fratello, impegnato in una convivenza con la sua futura sposa e sua sorella), che non soffre di problemi economici, fanno progetti allegri e felici e tutte le preoccupazioni sono da reputarsi al lavoro e comunque sono del tutto sostenibili, perché finché c'è l'amore e la salute c'è davvero tutto e anzi tanto di più.
E ti pareva, adesso che volevo parlare delle cose zozze, parlando di peni e pompini, cazzi e mazzi, toh!, devo andare, mi sa che toccherà aspettare al prossimo post.